La condizione di studente lontano da casa permette di sviluppare tutta una serie di skills che i colleghi frequentanti una facoltà a due passi da mamma&papà non si trovano a dover usare che molti anni più tardi (forse).
Esempio paradigmatico è l'utilizzo di quel misterioso macchinario, dotato di coscienza e volontà proprie, che nei negozi di elettrodomestici, e su wikipedia, è chiamato "lavatrice".
Il primo bucato non si scorda mai: detersivo per lavatrice (no, quello "a mano" non va bene! a meno di non voler finire in un tunnel di schiuma infinita, stile "Hollywood party"), non dimenticare l'ammorbidente (ma a cosa servono tutte queste vaschette????), selezione dei panni in base ad un qualche criterio a caso (tessuto?, colore? mah, le istruzioni per il lavaggio riportano simboli arcani), lancio del programma e... invocazione agli dei degli inferi di conservarci senza macchia la t-shirt di zio Ozzy.
Qualche anno e repentino viraggio cromatico più tardi, ci si ritrova tra gli scaffali del supermercato a svolgere minuziose indagini di mercato, per conto del gran consiglio di casa, su quale sia il detersivo migliore.
Bene, a questo punto abbiamo acquisito la padronanza del mezzo quindi i problemi dovrebbero essere finiti. In realtà è stato trascurato un dettaglio: dalla lavatrice i panni escono bagnati.
Eh certo! direte, beh, è un sabato mattina di metà maggio, il cielo è azzurro, gli uccellini cantano felici e voi stendete i panni fuori dalla finestra, fiduciosi nella brezza tiepida dal vago sentore salmastro.
Siete immersi nella lettura e non vi rendete conto che intanto intorno a voi la luce è cambiata...si, sta piovendo. Scramble! panni sullo stendino in cucina. E fu sera e fu mattina, ma i jeans non asciugano, intanto fuori continua a piovere.
Esempio paradigmatico è l'utilizzo di quel misterioso macchinario, dotato di coscienza e volontà proprie, che nei negozi di elettrodomestici, e su wikipedia, è chiamato "lavatrice".
Il primo bucato non si scorda mai: detersivo per lavatrice (no, quello "a mano" non va bene! a meno di non voler finire in un tunnel di schiuma infinita, stile "Hollywood party"), non dimenticare l'ammorbidente (ma a cosa servono tutte queste vaschette????), selezione dei panni in base ad un qualche criterio a caso (tessuto?, colore? mah, le istruzioni per il lavaggio riportano simboli arcani), lancio del programma e... invocazione agli dei degli inferi di conservarci senza macchia la t-shirt di zio Ozzy.
Qualche anno e repentino viraggio cromatico più tardi, ci si ritrova tra gli scaffali del supermercato a svolgere minuziose indagini di mercato, per conto del gran consiglio di casa, su quale sia il detersivo migliore.
Bene, a questo punto abbiamo acquisito la padronanza del mezzo quindi i problemi dovrebbero essere finiti. In realtà è stato trascurato un dettaglio: dalla lavatrice i panni escono bagnati.
Eh certo! direte, beh, è un sabato mattina di metà maggio, il cielo è azzurro, gli uccellini cantano felici e voi stendete i panni fuori dalla finestra, fiduciosi nella brezza tiepida dal vago sentore salmastro.
Siete immersi nella lettura e non vi rendete conto che intanto intorno a voi la luce è cambiata...si, sta piovendo. Scramble! panni sullo stendino in cucina. E fu sera e fu mattina, ma i jeans non asciugano, intanto fuori continua a piovere.
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